Il Vinyasa Yoga e il metodo Tristana

Il Vinyasa Yoga è uno stile che prende le sue origini dagli insegnamenti del maestro Sri T. Krishnamacharya, spesso considerato il padre dello Yoga moderno. La principale caratteristica di questo stile è la coordinazione tra respiro ed esecuzione fluida delle posizioni, l’attenzione viene posta quindi non solo nell’esecuzione delle posizioni, ma nella transizione da una all’altra. La parola Vinyasa, da cui tutto lo stile ha preso il nome, indica infatti il movimento per entrare e uscire dalle posizioni. La sua traduzione dal sanscrito è ‘posizionare in modo speciale’ e sottolinea l’accuratezza richiesta per questi movimenti.

Alla base di questo stile ci sono tre semplici componenti, che formano il metodo chiamato Tristana, che sono: respiro, sguardo e allineamento. L’uso corretto e armonico di queste componenti è il vero segreto per rendere completa la pratica degli Asana e godere dei loro benefici.

Respiro – la respirazione Ujjayi

Il controllo del respiro è una parte fondamentale dello Yoga e chiaramente anche della pratica degli Asana. Agli esercizi di controllo e prolungamento del respiro è dedicato infatti uno degli otto passi dello Yoga: il Pranayama. Questa è un’arte, con  tecniche rivolte a  far si che gli organi respiratori si muovano e si espandano intenzionalmente, ritmicamente e intensivamente. La pratica del pranayama migliora la capacità dei polmoni e permette una ventilazione ottimale, che porta anche ad un conseguente miglioramento della circolazione sanguigna nel corpo. Ogni espirazione, con lo scambio polmonare, permette di espellere tossine dal sangue, mentre con le inspirazioni il sangue viene rifornito di aria piena di ossigeno. Nella pratica degli Asana viene richiesto di mantenere una respirazione costante e calma, cosa che può risultare difficile soprattutto quando si è iniziato da poco. Spesso, in particolare nelle posizioni più difficili, si tende a trattenere il respiro. E’ una reazione normale, ma non ci aiuta ad eseguire meglio la posizione.

Lo Yoga ci insegna a usare la respirazione come strumento per uscire dai momenti di difficoltà, sia sul tappetino che nella vita di tutti i giorni.

La tecnica di respirazione che si utilizza durante la pratica degli Asana si chiama Ujjayi, la respirazione vittoriosa. La respirazione nasale, prevista in questa tecnica, aiuta a rilassare la mente, al contrario della respirazione a bocca aperta, che manda al cervello un segnale di stress e panico.

Lo sguardo – Drishti

Per completare qualsiasi Asana è importante prestare attenzione a dove dirigire lo sguardo. Questo in sanscrito viene chiamato Drishti, parola che letteralmente significa ‘visione’ o ‘intuizione’. Spesso questa tecnica viene richiamata all’attenzione nelle posizioni di equilibrio, perché sono quelle che richiedono una maggiore concentrazione e tranquillità della mente. In verità però deve essere usata durante tutta la pratica, perché non solo completa l’allineamento del corpo (noi ci dirigiamo dove il nostro sguardo è diretto), ma anche per mantenere la mente sempre focalizzata. Dirigere lo sguardo in un solo punto evita che i pensieri vaghino e allo stesso tempo aiuta a rendere la mente più forte e capace di concentrarsi.

I diversi Drishti sono:

Parsva drishti, guardare a destra o a sinistra;

Angustha ma dyai drishti, guardare i pollici;

Hastagrai drishti, guardare le dita dei piedi o delle mani;

Nabi chakra drishti, guardare verso l’ombelico;

Nasagrai drishti, guardare la punta del naso;

Urdhva drishti, guardare in alto;

Broomadhya drishti, guardare tra le sopracciglia.

Allineamento

Le posizioni dello Yoga sono state affinate da centinaia di anni di pratica e fortunatamente sono arrivate a noi con spiegazioni chiare e puntuali. Il primo passo per comprendere una posizione è proprio il suo allineamento, senza il quale è impossibile un’esecuzione corretta. Un asana può essere fatta a mille livelli differenti, a seconda delle capacità e della preparazione del praticante, ma l’allineamento sarà sempre uno solo.

Allineare il corpo nel modo corretto non serve solamente per godere dei benefici delle posizioni, ma anche per non procurare danni al nostro corpo.