Ahimsa yoga e nonviolenza

Considero Ahimsa un aspetto fondamentale nel mio cammino Yoga.

Negli Yama viene definito come una delle regole per applicare un comportamento corretto.

Mi sembra logico che se vogliamo ottenere dei cambiamenti dalla nostra pratica , e intendo cambiamenti nella nostra vita e non solo fisici , non possiamo avere i paraocchi e mantenere atteggiamenti e comportamenti che danneggiano gli altri, facendo finta di niente o dicendo “tanto è cosi se devo essere felice io, qualcun altro dovrà essere infelice” , ma no non è così , questo atteggiamento nega l’abbondanza dell’universo , c’è posto per tutti e c’è felicità per tutti. Le scritture antiche lo ribadiscono più volte in tutte le tradizioni.

La prima volta che ho sentito parlare di non violenza ero piccola, era nel film sulla storia di Gandhi, nel  “satyagraha(la resistenza passiva attraverso la disobbedienza civile) è parte integrante e la prima cosa che ho pensato è stata “ be è logico , cosa c’è di strano ? “ è stato crescendo che poi ho capito che non era per niente logico, alle volte il benessere personale prevale su qualsiasi cosa e siamo disposti a tutto per ottenerlo. Ma è qui che il concetto di Ahimsa diviene importante, nessuno ti dice che non devi essere felice o non devi ottenere ciò che vuoi, ma non devi perdere te stesso in questo. Non puoi prendere con la violenza qualcosa a cui non arrivi perchè lo vuoi per te stesso, in questo modo rimarrà sempre un vuoto che dovrà essere colmato. Se lo ottieni con violenza il vuoto verrà colmato con la violenza.

Nella filosofia yoga, ahimsa, è spesso tradotto come “non-violenza”,ma più precisamente come “assenza del desiderio di uccidere” e per uccidere non si intende solo fisicamente.

Ahimsa non è semplicemente non fare del male agli altri, a noi stessi e all’ambiente, non è un principio passivo, ma è sviluppare un attenzione amorevole verso ogni essere vivente. E’ essere attenti che le proprie azioni siano utili non solo a noi stessi, ma al resto del mondo.

La violenza è una catena di azioni e reazioni che non hanno fine.

La non violenza è spezzare questa catena.

La base del concetto di non violenza è quella di far crescere la positività invece di distruggere la negatività.

Nella Bhagavadgītā, sembra strano che Arjuna vada in guerra praticando ahimsa, ma è proprio questo che ci fa riflettere, e mette ancora di più l’accento sull’assenza del desiderio di violenza, lo sfruttare un altro per il proprio tornaconto, sfruttare una vita, sia umana che non , fare violenza sul proprio corpo, sono tutte forme di violenza, a livelli diversi certo.

La non violenza ci spinge all’equilibrio e all’evoluzione,  per incorporare ahimsa nella nostra vita prima possiamo praticarla esternamente riconoscendo gli atti di violenza che facciamo normalmente durante la giornata o quelli a cui sottostiamo, prova a  guardare tutti gli atteggiamenti che hai che ti impediscono di sentirti in pace. Prova a vedere quando senti che qualcuno ti è nemico, magari il tuo vicino o un tuo collega di lavoro o magari anche il governo . Ora scrivi cinque pensieri più negativi, che ti vengono in mente, questi stessi pensieri sono una forma di violenza.

Poi possiamo portare internamente questo e cominciare a lavorare sulla nostra intenzione, purificandola dal seme della violenza. Oppure agire al contrario prima da dentro sulle nostre intenzioni e poi portare la pace all’esterno. Il modo migliore poi sarebbe andare in maniera parallela sia dentro che fuori. In ogni caso questo è un processo lungo , non è una cosa che accade dall’oggi al domani, ma lo sforzo costante quello si dobbiamo mettercelo noi sin da ora.

Evitare di far del male ad ogni creatura è la vera sapienza, tutto il resto è ignoranza.

BhagavadGita

mantra Om