Il mito dietro la posizione del guerriero: Virabhadrasana

il mito di virabhadrasana

I 3 Asana associati a Virabhadra sono fra i più praticati e conosciuti dagli yogi. Vengono tradotti come posizioni dei guerrieri, ma in realtà, volendo fare una traduzione letterale, Vira significa eroe, uomo coraggioso, mentre Badhra benevolo, felice, grandioso. Ma perché ci sono tre varianti di questa posa? Vediamo il mito dietro la posizione del guerriero nello Yoga.

Virabhadra, nell’iconografia indù è spesso rappresentato come muscoloso e forte, mentre brandisce una spada (in altre rappresentazioni possiede più braccia in cui tiene anche un arco, una freccia e il tridente).

All’interno di infiniti miti si trova una verità eterna, chi riesce a vederla per intero? Varuna non ha che mille occhi; Indra un centinaio; io e te, solo due…1

Tutto nasce durante una cerimonia Yagna, una sorta di raduno degli dei. A questo evento Daksha, il patrono della festa, subisce un torto da parte di Shiva. Quest’ultimo infatti, rimane seduto e non fa nessun gesto di riverenza verso il patriarca.

Questo litigio, come molte discussioni, ha orgine da un’incomprensione e non dalla volontà di mancare di rispetto a Daksha. Ma a Daksha poco importa dell’ignoranza di Shiva verso il protocollo, decide infatti, di bandire Shiva da qualsiasi altra cerimonia, per sempre.

Come in ogni storia che si rispetti, accadde l’inevitabile e, ça va sans dire, la figlia di Daksha, Sita, si innamora di Shiva.

Quando per Sati arriva il momento di scegliere il suo futuro sposo, il padre organizza una Yagna, dove però, Shiva, non è ovviamente invitato. Ma Sati non ha alcuna intenzione di scegliere un altro marito e quindi, invoca Shiva, che si materializza davanti a lei. Shiva e Sati, nonostante il disprezzo del padre, convolarono presto a nozze. Shiva, però, rimase escluso dalle successive cerimonie, con grande dolore da parte della novella sposa.

Durante uno dei tanti festeggiamenti organizzati dal padre, la disperazione di Sati divenne così accesa che prese fuoco e si ridusse in polvere.

Shiva, che si trovava in meditazione, appena ne venne a conoscenza, divenne furente e si strappò una ciocca di capelli (per alcuni un ricciolo, per altri, un rasta) che lanciò verso le ceneri di Sati.

La ciocca di capelli si trasformò nel grande Virabhadra, che

  • prima emerse dalla terra, Vira I
  • poi brandì la sua spada, indicando con il dito medio della mano davanti l’avversario, Virabhadrasana II
  • si preparò a fendere il colpo, guerriero rovesciato,
  • e infine tagliò la testa al padre di Sita, Vira III

Questo mito, oltre che spiegarci alcune delle posizioni di Yoga più utilizzate durante le pratiche, ci parla di due concetti filosofici molto importanti nello Yoga, due Klesa, gli ostacoli alla pratica:

  • Avidya, in questo caso una percezione sbagliata che porta ad un accumularsi di pregiudizi che non fanno che peggiorare la situazione,
  • Raga, l’attaccamento, che trasforma l’amore paterno in ossessione

Ecco spiegato il mito dietro la posizione del guerriero nello Yoga!

Questo è solo uno dei tantissimi esempi che spiegano l’immensa cultura che sta dietro un semplice Asana, e di come, anche la pratica più fisica sia in realtà permeata da significati simbolici che rimandano alla filosofia dello Yoga.

1Yoga e mito, Devdutt Pattanaik e Matthew Rulli.