la Musica dei Chakra

Cakra Samānatā (equilibrare le ruote)

Presentiamo con entusiasmo questo, nuovo e nutriente, progetto ingaggiatoci da Sara e John nel quale affrontiamo il tema dei Cakra (ruote o porte sottili nel corpo umano) ed il loro rapporto armonico con la salute, il benessere e la crescita spirituale della persona. Nel seguire questo progetto l’ascoltatore-praticante deve tenere bene a mente due principi: il team che lo ha realizzato ed il fine dello stesso. Per quanto riguarda il primo punto diciamo innanzitutto che Nicola Artico, musicista professionista, studia da circa 30 anni gli effetti sonori, degli strumenti, delle note, delle frequenze, degli accordi e dei Rāga indiani, sugli organi e sulla mente dell’essere umano (massaggio sonoro). Nella composizione dei sette brani, uno per Cakra, si è avvalso di un team d’eccellenza (nel quale io ho svolto il ruolo di feed back con la tradizione indiana ed in parte con le neuroscienze), composto da quattro meravigliosi musicisti: Roberto Zabini (tecnico audio e bassista), Paolo Vignati (bassista a sei corde), Laura Cavazzuti (violinista classica), Alex Schäfer (bassista e pianista), più lo stesso Nicola (canto,  santur, harmonium, tamboura, percussioni: mṛdaṅga  e tābla, fiati: flauto bansuri e flauto Duduk,), di tutti allego i curricula. Ebbene, nonostante questo momento storico particolare, è nato un gruppo armonico, positivo e ricco di affettività musicale, che, sorto per comporre la musica del mio testo “Tantra e Scienze Moderne”, si è consolidato con grande spontaneità: il quintetto della Light Seeds Band. Per il secondo punto, ossia il fine del processo, abbiamo intrecciato le abilità di Nicola, e l’arte dei musicisti, con le mie competenze in tema di Cakra; contestualizziamo lo studio allora!

Oggi sul mercato, soprattutto occidentale, esistono molteplici artefazioni in materia d’India e di Cakra dovute, in special modo, alle correnti di yoga-marketing americane. In realtà, di Cakra non si parla nei testi tardo vedici, ove si descriveva semplicemente: il Risveglio della Coscienza (Citi o Saṃvid) o della Dea (Kuṇḍalinī, nel lago Manasanovar), il tragitto della stessa (Ᾱdharadaṇḍa, la colonna vertebrale o monte Meru) e la meta finale (Sahasrāra, sommità del monte Meru o Kailāsa nelle tradizioni tantriche). Le classificazioni più conosciute sui Cakra, giunte a noi in occidente, appartengono a quattro autori principali: una è di Pūrṇānanda Yati nel suo Ṣaṭcakranirūpaṇa (1577 d.C.) e fu l’origine della quaestio; la seconda è di John Woodroffe (Arthur Avalon), spesso criticato per le sue traduzioni e che però ha il merito di avere ampiamente trattato la materia in occidente; la terza è della Società Teosofica d’inizio ‘900 e la quarta è del grande Carl Gustav Jung e le sue interpretazioni psicanalitiche dell’argomento. L’erudito Christopher Wallis consiglia, per avere una spiegazione approfondita della questione, di leggere i testi in materia di Dory Heilijgers-Seelen e Gudrun Bühnemann. Parlano, inoltre, dei Cakra anche il Kaulajñānanirṇaya (IX° sec.) attribuito a Matsyendranātha, con particolare riferimento ai Bīja Mantra, ed il Kubjikāmātātantra (XI° sec.), più di stampo śakta, che descrive le Dee contenute nei gangli, ma questi due commentari sono poco usati dagli occidentali. I Cakra, in sintesi, per l’uso comune odierno, quello sviluppatosi dai commentari di Pūrṇānanda Yati in poi per capirsi, sono visti come delle porte di comunicazione con le energie sottili dell’universo. Ora sappiamo, grazie allo studio degli eruditi e degli accademici, che in realtà le scuole antiche discordavano sul numero dei Cakra: 5 per i tibetani, 7 per lo Yoga classico, 12 per il tantrismo kāśmīro, nonché sul numero dei petali (Dala, sino a 32 o 64) dai quali si diramano i raggi (Māricī o Kiraṇa, oggi accomunati in ambienti neuro-scientifici al sistema nervoso e linfatico). Le divergenze, dunque, costituivano la caratteristica fondante della scuola di appartenenza (Kula); il diagramma (Yantra) veniva fatto aderire (Nyāsa) ai corpi sottili attraverso una visualizzazione (Dhāraṇā) in forma di schermo o di armatura esoterica (Kavach). 

Io (in base agli studi sulle frequenze cerebrali), Nicola (con le sue sperimentazioni decennali) ed i musicisti (attraverso la loro conoscenza della musica) li abbiamo approcciati in relazione alle ghiandole del sistema endocrino, agli organi ad esse connessi, alle frequenze oggi ampiamente riconosciute in campo neuro-scientifico e bioenergetico, nonché alle velocità misurate in Hertz delle onde cerebrali. Tutti questi dati, abilmente combinati assieme, possono evocare sentimenti ed emozioni mirate, né più né meno di quelli che sorgono vedendo un film in tv o ascoltando la musica in cuffia, con la specificità che, da una buona fetta degli esponenti del mondo neuro-scientifico attuale, essi sono ritenuti coadiuvanti nelle terapie psicanalitiche e del benessere. In quest’ottica, da un punto di vista occidentale, potremmo dire che, corrispondendo i Cakra ai campi a basso elettromagnetismo emessi dal corpo umano (sistema endocrino, onde cerebrali) e che avendo i corpi sottili a che fare con il microbioma (nuvola batterica), i feromoni (ormoni liberati nell’aria) e le cellule epiteliali in sfaldamento, noi possiamo agire positivamente su di essi attraverso le vibrazioni. Perciò, intrecciando le conoscenze antiche con le più recenti scoperte scientifiche in materia, potremmo riportarli come elencato qui di seguito (l’elaborazione di base è stata presa dal mio testo Tantra e Scienze Moderne ad essa sono stati aggiunti gli accorgimenti e le competenze della Light Seeds Band). Lo schema usato per il confezionamento dei brani è stato orientativamente lo stesso eppure, al contempo, sempre nuovo e questo brano per brano (entreremo nello specifico di ogni Cakra nella sezione dedicata). 

Per ora possiamo anticipare che per ogni porta è stato scelto: un Rāga (accordatura indiana basata sulle emozioni e sulle ore del giorno e della notte), uno strumento principale adeguato, una frequenza bioenergetica, un Bīja Mantra, un elemento naturale (Mahā Bhūta), un vocalizzo, un accordo occidentale (note adatte al centro o porta in questione) ed un viatico. Per viatico abbiamo inteso le tappe classiche proprie ad ogni trasformazione alchemica: un inizio non chiaro e non completamente armonico (nigredo), in parole povere da armonizzare; un percorso trasformativo (rubedo), ossia l’accordatura in questione; ed una definitiva armonizzazione (albedo), ovvero il risultato finale. In alcuni punti i suoni sono duri, volutamente forti, perché riproducono il “disallineamento” di un’emozione distorta, ma è proprio questo l’intento del brano: agganciare per risonanza una mappa neuronale disarmonica e poi lavorarci su per riprogrammarla, ovvero riaccordarla in maniera intonata, proprio come si fa con gli strumenti (siamo fatti di frequenze sonore). Si fidi dunque l’ascoltatore e si lasci condurre dai suoni, sapendo che l’armonia finale è la meta del processo. L’intento, perciò, non è stato quello di fare musica da camera, bensì quello di armonizzare le emozioni distorte. Tenendo a mente questo processo, i brani sono stati suonati: 5 in accordatura 440 Hz, la quale, per le sue vibrazioni leggermente aspre, è stato ritenuto fosse più adatta al fine di shakerare le emozioni, e 2 sono stati accordati in 432 Hz (Accordatura Aurea), esattamente il 3° ed il 7° (emozioni e spiritualità), perché essa è più soft e perciò è stata ritenuta maggiormente idonea per il plesso solare e la corona. Tutti i brani, infine, sono stati armonizzati con i Toni Binaurali, vanno ascoltati perciò con le cuffie e ciascuno ad un’ora precisa della giornata. L’accordatura 432 Hz, inoltre, permette la risonanza di tutto il corpo ed aggancia le frequenze della ghiandola pineale includendo così, anche, il 6° plesso; i Toni Binaurali, invece, permettono la suddivisione dei brani in “linee” acustiche o melodiche, isolando gli strumenti e permettendo di ascoltarli come se ruotassero attorno all’ascoltatore, permettendogli così di sentirsi al centro di un universo di suoni, ecco perché vanno ascoltati all’ora indicata, nella posizione suggerita, rivolti verso i punti cardinali, così come consigliato dalle scritture indiane, e, rigorosamente, in cuffia. A tutto ciò sono state aggiunte le frequenze che la bioenergetica ritiene più adatte ad ogni plesso sottile. Tale metodologia è altamente nutriente ed istruttiva ed è, espressamente, intesa per l’attivazione dell’emisfero destro, quello creativo, cosa che ha “contagiato” positivamente per primi gli stessi musicisti mentre prendevano parte al progetto. 

Vediamoli da vicino:

Mūlādhāra: da mūlā-radice e dhāra-supporto o sorgente, esso è alla base di ogni funzione vitale, è sede per la  Kuṇḍalinī (letteralmente l’arrotolata, dal termine Kuṇḍal-riccio): l’energia cosmica rappresa nel corpo umano. È governato dalle forze telluriche, dall’elemento terra (Pṛthivī), dalla sillaba Laṁ, a lui compete lo sblocco del nodo degli istinti primari (Brahmā Granthi), le ghiandole di riferimento sono le surrenali; 194,18 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, esso scambia info con l’addome. Il primo brano è ricco di tricks per la mente compulsiva (mente scimmia), alterna infatti momenti di grande apertura con momenti di forte introspezione. Le basi della voce sono state fatte per prime, solo successivamente sono state integrate con le percussioni e le energie telluriche del ritmo (frequenza 8 Hz della Terra), in modo da canalizzare le energie del suolo con la calma del canto non costretto dai tempi delle percussioni. Il pezzo va ascoltato diretti verso Ovest di primo pomeriggio, magari in una bella giornata di Sole ed in piedi, la sua musica va sentita con il corpo e volendo può anche essere “ballato”. L’intento del brano, sotto la parvenza di una cantilena tribale, è quello di attivare il plesso di base oltre l’inerzia dell’indolenza. 

Svādhiṣṭhāna: da svādhi-gioire e ṣṭhāna-luogo, esso contiene e produce la vitalità sessuale (Ojas), è perciò il luogo della celebrazione sensoriale della maestosità della creazione. È governato dall’elemento acqua (Jala), dalla sillaba Vaṁ e dalla sessualità, le ghiandole di riferimento sono le gonadi; 210,42 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento,  scambia con la gola. Il secondo brano è l’unico pezzo che è stato inciso in presenza contemporanea di due persone (Nicola e Laura), innanzitutto per impostare i presupposti polari di Śiva e Śakti e poi per creare l’atmosfera emotiva adatta. È stato arricchito con l’elemento acqua, proprio a questo centro energetico, evocando un momento di “tensione” attrattiva dei poli che poi viene sciolto nel sentimento. La “liquidità” viene portata avanti dallo strumento della tamboura, che è stato suonato ispirandosi al Rāga Bihag, il quale evoca “la pena per l’assenza dell’amato/a”. Il desiderio del/la partner va avanti finché Nicola tocca il Do diesis, la nota del II° Cakra (che non è il Re come asseriscono altri musicisti), che non era mai stata suonata dal violino e che rappresenta l’unione estatica dei due, la nota allora scioglie la gentle anxiety del distacco. Quando entra il Do diesis inizia il pianoforte e così la melodia prende le tinte, non più della separazione, ma dell’amore. Il brano può essere ascoltato in cuffia, sdraiati al tramonto con la testa rivolta ad Est, rilassandosi nella sua melodia. Le energie dei musicisti si sono fuse talmente bene che entrambi si sono commossi.

Maṇipūra: da maṇi-gioiello e pūra-esondazione o alta marea, esso è la sorgente delle emozioni che sgorgano come acqua dirompente dal suo centro e dai suoi petali, emozioni che negli evoluti sono paragonabili a dei veri e propri gioielli. È governato dall’elemento fuoco (Agni), dalle emozioni (Bhāva, rappresentate nei contesti tantrici dalla sequenza o ruota delle Dee, Śrī Śakti Cakra), dalla sillaba Raṁ, le ghiandole-organi correlati sono il pancreas, la milza ed il fegato; 126,22 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, scambia con le surrenali. Il terzo brano è quello del “potere emotivo individuale”, evoca suoni ancestrali legati agli albori della musica: sonagli, campane tibetane, campanelli, etc. Mentre nei primi due brani sono stati usati più strumenti, in questo lo strumento principe è il basso, a sei corde di Paolo, che suona appunto nella pancia e muove le dinamiche della mente profonda. Sul suono del basso e dell’arpa (santur) si erge una cantilena lenta che ricorda le nenie del canto gregoriano. La coscienza viene così aiutata a trascendere una vecchia visione della spiritualità (simulata dalla cantilena). Sarebbe consigliabile ascoltarlo al tramonto, va bene anche in una giornata piovosa, rivolti verso Ovest.        

Anāhata: letteralmente “non toccato, sciolto, libero”, a significare sia la sua libertà (Svatantrya), copia di quella divina, che la sua forza atta ad accogliere ogni evento della vita assorbendolo all’interno e benedicendolo con la sua grazia. È governato dall’elemento aria (Vāyu), dai sentimenti (Rasa), dalla sillaba Yaṁ, a lui compete lo sblocco del nodo delle emozioni e dei sentimenti (Viṣṇu Granthi),  le ghiandole-organi associati sono il timo ed il miocardio; 136,10 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, scambia con il cervello. Il quarto brano è stato suonato con il flauto armeno, a doppia ancia, duduk, con il santur ed il mṛdaṅga da Nicola e con il piano di Axel. Il pezzo è tutto incentrato sul tema del “perdono”: se stessi, gli altri, il mondo. La sua ritmica entra nelle fibre ed apre il cuore predisponendo alla guarigione dei rapporti irrisolti o problematici. È bene ascoltarlo di notte, seduti comodi su di un divano rivolti a Nord.

Viśuddhi: letteralmente “puro, immacolato”, è perno per l’espressività e per la vibrazione creativa. È il centro dal quale si promanano i Mantra e le loro vibrazioni di guarigione.  È governato dall’elemento etere (Ākāśa), dalla creatività e dall’espressione artistica, dalla sillaba Haṁ, la sua ghiandola maestra è la tiroide; 141,27 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, scambia con le gonadi. Il quinto brano è ispirato all’idea di bere, con agio e liberi di esprimersi, una bevanda speziata al mattino di una bella e fresca giornata di primavera su di una spiaggia tropicale, circondati dal verde della vegetazione, e rivolti ad Ovest.     

Ᾱjñā: letteralmente “ordine, comando”, è legato alla ghiandola pineale, la quale comanda tutto il sistema endocrino. È governato dalla volontà (Icchā), dalla sillaba Auṁ-Oṁ, è sede della vibrazione creativa e a lui compete lo sblocco del nodo della conoscenza (Rudra Granthi); 221,23 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, comanda tutte le ghiandole. Il sesto brano è visto come il “momento del grande salto”, della grande comprensione. Qui Nicola suona due tracce di sitar nella tipica modalità indiana, ossia due melodie che la mente cosciente non può ricordare come dei comuni gingles ma che altresì, entrando in profondità, bloccano i pensieri discorsivi. Pur avendo usato i Bīja Mantra in tutti i brani, in questo essi si sentono maggiormente, in quanto collimano nella sillaba matrice (Oṁ), e ciò per completare l’opera di comando del Terzo Occhio. Il brano va ascoltato seduti a terra a gambe incrociate rivolti verso Nord. 

Sahasrāra: letteralmente “mille luci”, implica l’apertura del Loto dai Mille Petali, sino a raggiungere il luogo ove si estingue il soffio, la fontana sopra il capo (Dvādaśānta). È sede della pace e dell’equilibrio di tutte le forze in Natura, le ghiandole-organi implicate sono: le tre ghiandole cerebrali in concerto (pineale, pituitaria e amigdala), l’ipotalamo ed il claustrum (probabile sede dell’anima); 172,46 Hertz è la frequenza bioenergetica di riferimento, scambia con il cuore. Il settimo brano è impostato all’inizio come un risveglio all’alba in un monastero dell’Himālaya, alla durezza del risveglio segue poi l’armonia delle linee melodiche, che possono essere viste come un piacevole thè caldo che riscalda le membra dal freddo della notte fonda. In seguito, arriva Nicola con il flauto che viene a rappresentare, in tale contesto, la calma meditativa al caldo delle coperte della sala di meditazione del monastero. Il flauto entra piano e poi si evolve in un tappeto musicale molto morbido (lo svolgersi della meditazione). Nicola ha utilizzato anche il diapason da massaggio sonoro, sia all’inizio che alla fine del brano, per facilitare l’accordatura dell’orecchio sulle vibrazioni della corona. Va ascoltato seduti a gambe incrociate verso Est, osservando sorgere l’alba della Coscienza Superiore. 

Curricula

Nicola Artico

Inizia a interessarsi fin da giovane al mondo orientale e, sotto la guida di un maestro spirituale indiano, per trent’anni anni pratica la meditazione e studia l’effetto curativo dei suoni sul corpo umano secondo le antiche scritture indiane. Da queste ricerche nasce il suo Massaggio Sonoro, un metodo innovativo da lui creato in cui, attraverso i suoni e le vibrazioni degli strumenti, Nicola aiuta le persone a trovare un proprio percorso personale per vivere in piena consapevolezza il momento presente. Suona diversi strumenti, tra cui il flauto traverso di bambù, numerose percussioni indiane e la chitarra, accompagnando spesso i pezzi con la sua voce. Ha partecipato all’incisione di dieci cd come percussionista, e composto e registrato quattro cd di musica curativa come solista. Dopo una lunga esperienza lavorativa nel campo del restauro conservativo lapideo e di affreschi, decide di utilizzare le tecniche apprese nella creazione delle sue opere materiche. Con il tempo, attraverso il riutilizzo di oggetti di uso quotidiano, spazia nell’arte pop. Nel 2007, con l’ideazione del progetto di video-ritratti tele mutanti, reinterpretazione di opere del passato con personaggi famosi che fungono da attori,  Nicola ottiene riconoscimenti di respiro internazionale, coinvolgendo nelle sue opere Vittorio Sgarbi, Philippe Daverio, Enzo Iacchetti, Piero Chiambretti, Oliviero Toscani, Vittorio Feltri, Gad Lerner, Lucilla Agosti e altri. Negli ultimi anni, sentendo forte la necessità di dedicarsi totalmente al benessere personale, decide di inglobare tutte le sue forme espressive all’interno di questo ambito, ampliando il concetto di massaggio sonoro, con la creazione di quadri che mirano a diventare dei veri e propri Mantra bidimensionali, e l’utilizzo della realtà virtuale per la proiezione dei suoi video, come mezzo per vivere esperienze multisensoriali durante i trattamenti sonori. Allo stesso modo, utilizza queste tecniche nei suoi laboratori per bambini, chiamati l’Artista Magico, che hanno lo scopo di far raggiungere ai bambini qullo spazio interiore del silenzio, dove nascono la creatività, l’intuizione, la gioia e l’entusiasmo. È coautore, con i musicisti enumerati nelle Note sui Collaboratori, del cd musicale allegato al presente lavoro, nato da un’idea dell’autore del libro. 

Roberto Zabini

Fotografo, video maker, bassista e tecnico del suono, anche per il Cd presente in questo libro. Ha iniziato a suonare il basso in un gruppo milanese all’età di 17 anni, e nel 2000 è entrato a fare parte di una band funky  e acid jazz: Kasafunk con la quale ha suonato per 10 anni. Nel 2014 è divenuto bassista dei Mondo Marcio e, nello stesso anno, sempre insieme al rapper milanese, ha inciso l’album “Nella Bocca della Tigre”, con la partecipazione di Mina. Amante del funk, della musica black e di tutta la sperimentazione elettronica.

Paolo Vignati

Polistrumentista ed amante dell’elettronica applicata agli strumenti elettroacustici. Nato musicalmente con il Punk Hard Core e New Wave negli anni ’80, successivamente, collabora con artisti italiani ed esteri in ambiti di musica popolare italiana ed estera (latino-americana, brasiliana, balcanica…), jazz e black in generale. Allievo per molti anni del talentuoso bassista (e costruttore di bassi) Enrico Pasini, sviluppa contemporaneamente un suo stile particolare a cavallo tra un basso e una archtop: “i miei riferimenti ai maestri di questo strumento son veramente pochi, in primis, il mio insegnante, l’idolo John Patitucci (che solo grazie ad anni di studio ho capito cosa suonasse nei suoi dischi). Ascolto molti chitarristi, Martino, Benson, ma anche anche molto sax…”. Da qualche anno è impegnato in situazioni musicali ed artistiche varie, ma riconducibili sostanzialmente alla sperimentazione, alla musica etnica ed alle nuove correnti (chillhop, jazzhop, lofi, soulful). È prevalentemente bassista (bassi 6-7 corde) e tastierista, amante dell’interazione tra strumenti elettro-acustici e macchine elettroniche, collabora con DJ su i propri progetti musicali.

Laura Cavazzuti

Ha iniziato a otto anni lo studio del violino presso la Civica Scuola di Musica di Milano sotto la guida del Maestro di A. Pisani. Si è diplomata nel 1995 presso il Conservatorio di Novara, perfezionandosi successivamente con Maja Jokanovic presso l’Accademia di Alto Perfezionamento I.C.O.N.S. e con Mauro Rossi. Svolge un’intensa attività orchestrale. Ha suonato nei più importanti teatri italiani ed esteri, anche come prima violinista in Spagna, Austria, Germania, Olanda, Stati Uniti, Giappone, Corea e Francia. Ha collaborato con prestigiosi artisti del calibro di Daniel Harding, Riccardo Muti, Franco Battiato, Antony and the Johnsons, Sigiswald Kuijken e Cecilia Bartoli. La musica la incuriosisce in tutte le sue molteplici  forme, senza pregiudizi né limiti, è in continua ricerca.

Alex Schäfer

È bassista e pianista della Baltic Soul Orchestra in Germania dal 2008, ha suonato con artisti internazionali del calibro di Gloria Scott, Anne Sexton e gruppi come i Motown ed i Temptations.

Luca Rudra Vincenzini

Ha visto sbocciare la sua passione per l’India nel 1990 con la lettura del libro: ”Dove stai andando?” di Svāmī  Muktānanda. Dopo aver conosciuto la discepola (Svāmī Cidvilāsānanda) di Muktānanda, ormai divenuta capo del lignaggio ed avendola riconosciuta come suo maestro, si è iscritto ad Orientalistica all’Università “La Sapienza” di Roma, presso il dipartimento di Studi Orientali, Facoltà di Lettere e Filosofia, dove ha seguito i corsi di profondi conoscitori della cultura orientale, quali: Raffaele Torella e Fabio Scialpi (Sanscrito e Filosofia dell’India), Corrado Pensa (Buddhismo), Giuliano Bertuccioli (Lingua e Letteratura Cinese) e Walter Balducci (Antropologia Culturale). Dopo aver sostenuto brillantemente gli esami, si è spostato alla PUG (Pontificia Università Gregoriana) ove, ottenuto il riconoscimento degli stessi, ha studiato Filosofia Medievale e Metafisica occidentale. Ivi ha terminato gli studi accademici laureandosi in Fenomenologia della Religione con il fenomenologo Giovanni Magnani, lo storico delle religioni Michael Fuss e l’esperto di buddhismo Jesus Lopez-Gay. Facendo definitivamente del dialogo interreligioso la sua passione, ha difeso una tesi di comparazione fenomenologica tra: Śaṅkarācārya, San Tommaso d’Aquino ed il maestro Zen Hisamatsu, che gli è valsa la lode accademica (cum laude). Negli anni ha approfondito lo Śivaismo Kāśmīro; ha collaborato con diverse associazioni, principalmente di stampo devozionale (Bhakta): induiste, buddhiste e mistiche cristiane, approfondendone i contenuti pratici e speculativi, studiando e suonando per 15 anni le percussioni indiane (Mṛdaṅga e Tablā con Arjun Bhatt, prima, ed un suo allievo italiano: Nicola Artico, dopo). Ha incontrato diversi personaggi di spicco della spiritualità contemporanea: XIV° Dalai Lama Tenzin Gyatso, Madre Teresa di Calcutta, Gurumayi Cidvilāsānanda, Thich Nhat Hanh, Amṛtānanda (Amma), Ajhan Sumedho, Mother Meera, Namkai Norbu, Babu Rao, Svāmī Mahādevānanda, Master Choa Kok Sui, Anthony Elenjimittam (ovvero Bhikṣu Iṣabodhānanda discepolo diretto del Mahātma Gandhi), Mariano Ballester padre gesuita e profondo conoscitore di meditazione e mistica cristiana, Śrī Vivek Godbole, Ajhan Thanavaro, David Knoll ed Amadio Bianchi (Svāmī Suryānanda Sarasvatī), con il quale attualmente studia Āyurveda. Da 30 anni pratica arti marziali (istruttore di tre stili) e Haṭha Yoga. È autore del testo: “Tantra e Scienze Moderne”.