Guna

Oggi voglio parlarvi dei Guna, perché credo che sia un argomento molto interessante per approfondire la conoscenza dello Yoga.
E’ un concetto molto ampio, quindi la mia intenzione con questo post è di darne un’idea di base, che vi invito poi ad andare ad approfondire.

Cosa si intende per Guna?

La parola Guṇa (Sanscrito: गुण) significa ‘stringa’ o ‘un unico filo o filamento di una corda o spago’. In un’accezione più astratta può significare ‘suddivisione, specie, genere, qualità o tendenza’.
Nella filosofia Samkhya ci sono tre principali guna, individuati come principi o tendenze di prakrti (la Natura universale) che sono: sattva guṇa, rajas guṇa e tamas guṇa.

Questi tre principali guna sono generalmente associati con la creazione (sattva), la conservazione (rajas) e la distruzione (tamas); in questo modo viene descritto l’intero processo di creazione ed evoluzione attraverso questi principi. Queste categorie sono diventate un mezzo comune per descrivere e classificare comportamenti e fenomeni naturali nella filosofia Hindu e anche nella medicina Ayurvedica.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, il termine guna non descrive un’azione, ma una tendenza. Per esempio, sattva guna è la tendenza alla purezza, non la purezza stessa. Allo stesso modo rajas guna è la forza che tende a creare un’azione, ma non l’azione stessa. Ognuno dei tre guna è sempre presente simultaneamente in ogni particella del creato, ma è il loro rapporto di equilibrio a definire la variazione di carattere.

 Le caratteristiche di ogni guna possono essere riassunte così:

Sattva (originalmente ‘essere, esistenza, entità’) viene tradotto con i termini equilibrio, ordine o purezza;

Rajas ( originariamente ‘atmosfera, aria, firmamento’) viene tradotto con i termini conservazione o dinamismo;

Tamas ( originariamente ‘oscurità, buio’) viene tradotto con i termini inerzia, negatività, letargia, lentezza, ignoranza.

Credo che sia anche molto interessante l’applicazione di questa filosofia al carattere o al comportamento di una persona.

Faccio alcuni esempi.

Un carattere puro, divino, spirituale viene definito sattvico. Un persona con queste caratteristiche, è una persona altruista, moderata e onesta, che non prova gelosia o invidia. Inoltre ha un vivo interesse nel migliorare la conoscenza spirituale, studiando e meditando.

Invece una persona attiva, emotiva e appassionata viene considerata rajasica.

Una persona dalle caratteristiche tamasiche sarà invece pigra, irresponsabile ed insensibile.

Quello che trovo interessante in questa filosofia è l’accettazione della presenza in ognuno di noi di tutte e tre queste caratteristiche, il che la rende più realistica e rende il percorso verso la purezza psicologicamente più accessibile. Credo che il concetto di Guna, si possa riassume dicendo che ognuno di noi ha il potenziale in sè per essere una persona divina/spirituale o malvagia/ignorante e sta tutto a noi decidere cosa diventare.